Siamo quello che mangiamo

Filosofo tedesco,

critico del pensiero religioso, polemico contro il dualismo di anima e corpo, ispiratore di Engels e Marx, è oggi celebre per la frase “L’uomo è ciò che mangia”

Ludwig Feuerbach (1804 – 1872) nasce in Baviera in una famiglia protestante. Libero docente dal 1829 al 1832, in seguito alla pubblicazione dei suoi primi scritti è costretto ad abbandonare l’insegnamento. Pone le basi di una filosofia fondata su un integrale umanesimo, affermandosi come uno dei più autorevoli rappresentanti della sinistra hegeliana. Del 1841 è la sua opera più celebre, L’essenza del cristianesimo, che solleva ardenti polemiche negli ambienti culturali per le ardite tesi sulla natura della religione. Il libro ha un clamoroso successo e fa di lui, per alcuni anni, non solo il leader della sinistra hegeliana ma punto di riferimento del movimento radicale politico tedesco. Le idee di Feuerbach influenzano Engels e Marx, che da lui prendono le mosse per costruire una filosofia capace di comprendere l’uomo nella sua concreta realtà storica e sociale. Muore il 13 settembre 1872 e viene sepolto a Norimberga, dopo grandiosi funerali ai quali partecipano migliaia di operai.

 

Anima e corpo, nuova filosofia e alimentazione
Nel 1850, già celebre, Feuerbach recensisce favorevolmente uno scritto sull’alimentazione di Jakob Moleschott, Lehre der Nahrungsmittel für das Volk (Dell’alimentazione: trattato popolare), con un pamphlet intitolato “La scienza della natura e la rivoluzione”. L’alimentazione viene interpretata come la base che rende possibile il costituirsi e perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare migliorando il proprio sostentamento alimentare. Come arriva il nostro filosofo a questa conclusione? Da sempre critico del pensiero religioso, Feuerbach polemizza contro il dualismo di anima e corpo. Crede nell’unità psicofisica dell’individuo. E si schiera contro ogni forma di filosofia che non tiene in conto la dimensione corporea, a partire dal neoplatonismo.
“La vecchia filosofia partiva da questo assioma: «Io sono un’essenza soltanto pensante, astratta; il corpo non è costitutivo della mia essenza». La nuova filosofia comincia invece con l’assioma: «Io sono un essenza reale, sensibile: il corpo è costituivo della mia essenza; anzi, il corpo nella sua totalità è il mio io, la mia essenza stessa»”.
(Principi della filosofia dell’avvenire, 1843)

 

L’uomo è ciò che mangia
Significativo è il titolo di una famosa opera del 1862: Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia; L’obiettivo di Feuerbach è quello di sostenere un materialismo radicale e anti-idealistico. A tal punto da portarlo a sostenere che noi coincidiamo precisamente con ciò che ingeriamo…
Nella sua affermazione risuonano richiami etico-politici. Feuerbach insiste sulla necessità di risolvere gli urgenti problemi dell’epoca concernenti la sussistenza umana, invece di appagarsi di una cultura meramente speculativa: «La fame e la sete abbattono non solo il vigore fisico ma anche quello spirituale e morale dell’uomo, lo privano della sua umanità, della sua intelligenza e della conoscenza». L’idea che lo guida è chiara. Se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo, bisogna anzitutto migliorarne le condizioni materiali. Dato che esiste, per il filosofo, un'unità inscindibile fra psiche e corpo, ne consegue che per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio:
“La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia”.
(Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia, 1862)
L’espressione “l’uomo è ciò che mangia” in lingua tedesca (“der Mensch ist was er isst”) è un brillante gioco di parole, data la somiglianza tra “ist” (terza persona singolare del verbo “essere”) e “isst” (terza persona singolare del verbo “mangiare”).

 

Eredità e attualità del suo pensiero
“Siamo ciò che mangiamo”, dunque. La celeberrima espressione sintetizza brutalmente -sia nella storia della filosofia sia nella vulgata popolare- l’approccio di Feuerbach al rapporto dell’essere umano col cibo, ed è spesso diventata il leitmotiv a cui è stato relegato il suo pensiero. La riflessione sulla corporeità, in realtà, è assai più ricca e variegata, e ricopre l’intero arco della sua produzione filosofica. Tuttavia, così come è sbagliato condannare Feuerbach a una lettura troppo superficiale di questa paradossale affermazione e farne un luogo comune, altrettanto errato sarebbe minimizzarla, perché ha comunque fatto epoca. In effetti, sebbene la sua fosse una visione filosofica più che scientifica, l’educazione alimentare e le regole di una dieta corretta e misurata oggi stanno sempre più penetrando nel comune tessuto sociale…

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